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Tramonto televisivo del Mito del Gran Lavoratore

07 marzo 2017

Ed ecco puntualmente ritornare, propinato dal main-stream mediatico, il mito del gran lavoratore. E' importante, in una repubblica come quella italiana fondata sul lavoro, rinforzare nel popolo la convinzione che il fondamento dell'esistenza si basa sul sacrificare per il lavoro l'esistenza stessa.

All'alba del terzo millennio, mentre stanno prendendo eco le voci di una imminente disoccupazione di massa a causa dell'automazione, di economie alternative a quella finanziaria, dell'impellenza di un reddito di base universale, il mito del gran lavoratore che ha accompagnato decenni di boom economico nell'imminente dopo guerra sta emettendo gli ultimi gemiti.




L'inno al lavoro in ora televisiva di punta non a caso è stato proferito dal Gentiloni di turno ricalcando pari pari il Berlusconi di turno degli ultimi vent'anni. Personaggi del secolo scorso ormai tramontati insieme al potere finanziario che rappresentano. Potere che ha portato al collasso il Pianeta e per questo dunque destinato a collassare, inevitabilmente, sia trovandone un'alternativa sia proseguendo dritto sul suo vicolo cieco dell'autodistruzione.

Merita attenzione però l'osservazione sollevata dal blog di Beppe Grillo per voce di Luigi Di Maio. Non è mai stato approfondito e mostrato in prima serata cosa faccia in quelle 12 ore di lavoro Gentiloni, quale sia il contenuto del suo lavoro e quali effetti pratici stia producendo (non si può neppure esser maliziosi che si trattenga come faceva Berlusconi fino a tarda notte... con le nipoti di Mubarak).
Il mito del gran lavoratore poggia proprio su questa ideologia: non importa con il lavoro che compi tutti i giorni quanto stai distruggendo l'ambiente, la tua salute, la tua persona, i tuoi affetti, la tua famiglia, il tuo prossimo. Niente di tutto questo. Dalla tv in prima serata all'ultimo bar di periferia tutto quello che conta è l'ostentazione di un semplice numero: quante ore sacrifichi la tua esistenza sull'altare del lavoro.
Per cosa e per chi, siccome alla tv non lo chiedono, non serve al momento chiederselo neppure al bar.


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