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Miracoli economici al netto + IVA

29 novembre 2016


Un velocissimo sguardo alla cronistoria del principale balzello tributario degli italiani, l'IVA, per fare alcune riflessioni. Guardiamo in cosa consisteva questa imposta fin dalla sua introduzione, e a cosa siamo arrivati:



Dal 1963 al 1973 è variata dal 3,30% al 4%.
Nel 1973, anno di effettiva introduzione della moderna IVA, da un anno all'altro, questa imposta dal 4% è passata al 12%.
In 40 anni dal 12% questa imposta è aumentata al 22%, e ancora è in programma di aumentare.

Ma osserviamo qualcos'altro che è avvenuto in questo arco di tempo che comprende il famosissimo boom economico dell'imminente dopoguerra (ossia quando l'imposta sul lavoro non superava il 4%!). Analizziamo l'andamento della crescita e dei fallimenti dell'economia italiana. In rosso la crescita in blu i fallimenti:


FONTE: http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/recessioni-e-fallimenti-in-italia.html


Sarà un caso che l'inversione di tendenza delle curve sia avvenuta proprio in corrispondenza dell'introduzione (1973) della nuova imposta con quel suo famigerato carico fiscale (che si somma ovviamente a tutte le altre)?

Da decenni gli italiani si indignano di tale carico che grava sul loro lavoro. Dall'ultima crisi economica (non basta che la gente arrivi ad ammazzarsi per ritenerla depressione) oltre che indignati sono anche un po' arrabbiati, dal momento che a tutti gli effetti questa è una crisi da mancata immissione di liquidità nell'economia reale per scelta governativa (vedi la sovranità bancaria dell'euro decisa a tavolino), da surplus produttivo e da automazione del lavoro con conseguente disoccupazione, e tutto può essere indicato per superarla tranne che aumentare le imposte come di fatto avviene categoricamente (per la cronaca, l'aumento dell'IVA ordinaria al 25% e di quella agevolata al 13% è slittata dal 2017 al 2018... per non influenzare il voto del prossimo referendum costituzionale).

Fino a quando gli italiani sopporteranno di essere governati da una classe dirigente propensa solo alla burocratizzazione, al clientelismo e al classismo?

Quanto manca per rendersi conto che da ben 40 anni potremmo vivere in una società ideale, dove le macchine sono a servizio dell'uomo, e l'uomo in servizio reciproco dedito ai propri bisogni secondari?

Stiamo camminando sull'orlo di un baratro sociale, esistenziale, ed ambientale. Non possiamo più permetterci di tenere occhi, mente e bocca chiuse. Non possiamo più permetterci di pensare che la cultura sia un mero pezzo di carta che ti permette di guadagnare di più. Non possiamo più permetterci di pensare che  un'opportunità di lavoro giustifiche inquinare l'ambiente. Non possiamo più permetterci di pensare che in nome del lavoro sia sensato sacrificare cose uniche e dal valore incommensurabile quali la propria salute, i propri legami famigliari, e il proprio tempo libero,



Crolla la chiesa del patrono d'Europa... "vegliate!"


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Fate attenzione, vegliate, 
perché non sapete quando è il momento [...] 
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: 
vegliate!»
Marco 13,33 – 37



E proprio nel mentre l'Europa vuol far crollare le Costituzioni e la sovranità dei popoli, la chiesa di San Benedetto, patrono d'Europa, crolla. Se fossimo nel medioevo, suonerebbe da presagio.

Invece siamo nel 2016, agli albori del terzo millennio in una fase storica epocale, esattamente mentre le straordinarie potenzialità informatiche digitali della tecnologia umana stanno cercando di scrollarsi di dosso prassi e mentalità ultra radicate nei popoli occidentali. Sopra ogni cosa, l'opportunità di una democrazia partecipativa diretta in grado di scalzare ogni delega, ogni casta, ogni autoritarismo, ogni plutocrazia... ogni ingiustizia, compresa quella che usa il cemento in modo scellerato*.


Siamo nel 2016 dunque, e per questi motivi questi crolli, questo crollo, sono molto più di un presagio dal momento che non si sta muovendo in modo sconvolgente solo la terra sotto i nostri piedi, ma un intero popolo. C'è un movimento di gente, iniziato con uno, due individui, e poi decine, migliaia e infine milioni di persone, che ha aperto occhi, mente e anima davanti a questi crolli. E ha fatto propria una chiamata che va oltre l'ottusità, la vanità, e la cupidigia umana.


«Francesco, va e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina!»
Vocazione presso la chiesetta di San Damiano, Vita di San Francesco

Sta crollando tutto. Sotto ogni aspetto. Muoviamoci per costruire nuove chiese, più forti, più belle, più vere. Muoviamoci per costruire una nuova umanità.
In alto i cuori. A riveder le stelle!





* Si sa da qualche centinaio d'anni ormai che Alpi e Appennini sono il risultato di un'Africa che spinge contro un'Europa. Si sa da qualche centinaio d'anni ormai che questo è un processo continuo e inesorabile, per cui inevitabile che ci saranno fino alla fine del mondo potentissimi terremoti in tutta Italia. Perché in qualche centinaio d'anni, i governi italiani non hanno provveduto a mettere in sicurezza il loro popolo?
Domanda scontata forse. Le risposte invece no: Calamità naturali, lotterie, donazioni, e...


Esigenze reali dei cittadini europei? Droga e...



Droga e prostituzione! Lo dicono le massime istituzioni. Guardate come è evoluta la politica con la sua informazione di regime dal 2009 al 2016 in merito la crisi






Chiamatela #pervertitocrazia.





Calamità naturali, lotterie, donazioni, e natura del denaro

01 settembre 2016


Sempre alta l'allerta dell'essere umano verso terremoti, tsunami, esondazioni, frane, e sconvolgimenti idrogeologici di ogni sorta. Soprattutto da quando la sua economia, da semplice disciplina che mira alla sussistenza, negli ultimi secoli si è trasformata in economia del profitto finanziario.
L'indotto derivante dalle catastrofi ambientali è incalcolabile. La distruzione comporta sempre richiesta di investimenti per ricostruire, ma non solo. Il caos generato, per repentinità e imprevedibilità, è destabilizzante anche per il sentimento collettivo. Un'ottima occasione insomma in cui la comunità si sente impotente, inerme, e fatalmente dipendente dalle istituzioni, gli "organi competenti", dai quali avere aiuto per tornare a sussistere.

L'economia della finanza poggia su binomi certi: distruzione-ricostruzione, frustrazione-appagamento, uso-consumo. Per eccellenza le calamità ambientali offrono queste situazioni.

Bastano queste ragioni per comprendere perché, all'alba dell'era informatica, di internet e dell'automazione robotica, la società umana non sfrutti e non potenzi gli straordinari strumenti di prevenzione e difesa da qualsiasi calamità naturale. Semplicemente non conviene alla finanza.

A valutare invece l'efficacissimo meccanismo di raccolta fondi puntualmente innescato a danno avvenuto, il gioco si fa interessante, in tanti sensi, azzardo compreso. Cosicché passando per donazioni e lotterie, le calamità ci aiutano a capire a fondo il dramma esistenziale dell'essere umano nell'attribuire valore alla realtà.

Pensiamo al senso delle lotterie. Si contribuisce a creare un montepremi con le giocate della collettività, da ridistribuire in modo esclusivo e selettivo: ossia pochi e relativamente elevati premi, ricavati da tanti e relativamente bassi contributi (le giocate).
Con le donazioni di beneficenza avviene la stessa identica cosa: tantissimi bassi contributi, per poche elevate elargizioni.
Cosa differenzia le prime dalle seconde? Fondamentalmente nulla, perché il loro movente è la medesima illusione: risolvere problemi tramite il denaro.

Due meccanismi identici dunque, eppure con scopi diversissimi. Riflettiamoci ulteriormente.
Per quale motivo i montepremi delle lotterie non sono tanti e mediamente alti, invece che pochi ed eccezionalmente elevati? Il motivo è semplice. Ciò comporterebbe una ridistribuzione dei redditi, e il potere finanziario della collettività progressivamente si livellerebbe.
Ma questa è la direzione opposta della volontà delle massime istituzioni negli ultimi 20 anni, togliendo ai popoli la sovranità monetaria e imponendo ogni sorta di austerità e tagli di fondi al sociale e alla famiglia, stampando per contro montagne di carta moneta e titoli finanziari per le speculazioni di pochissime lobby (non da ultima quella del gioco d'azzardo).

Le lotterie quindi poggiano la loro fortuna sulla forbice del potere finanziario delle persone. Più la collettività è povera finanziariamente, più brama alla vincita di ricchi premi. Questa è la ragione per cui, in tempi di recessione e depressione le lotterie hanno successo. Tutt'altro che paradossale. Anche perché il meccanismo è perfetto per alimentare il suo circolo vizioso: poche ricche vincite aggiungono solo qualche sporadico riccone alla massa che si impoverisce sempre più (per creare con le sue giocate quello sporadico riccone).
Il tutto esita in un sistema socio-finanziario perverso che si auto-alimenta fino all'esasperazione. Oggi riscontriamo governi dello Stato dirigere in modo apatico la piaga del gioco d'azzardo sulle spalle di popoli sempre più schizofrenici (vedi il business della ludopatia stessa).

Questa conduzione pervertitocratica della finanza è l'esito della privatizzazione della sovranità monetaria. Il fatto che il denaro non sia più di proprietà dello Stato (ossia dei cittadini che esso impersona attraverso le istituzioni politiche) ma di proprietà delle istituzioni che emettono la moneta (ossia le istituzioni bancarie) ha reso possibile la trasformazione dei "monopoli di Stato" (tra cui le casse delle lotterie) in speculazioni di lobby private.

Uno Stato con sovranità monetaria, distribuirebbe il proprio "monopolio" attraverso l'emissione di redditi di cittadinanza esattamente con lo stesso meccanismo di una lotteria con tanti premi di media entità (i redditi di cittadinanza appunto) e basse giocate (come tasse e contributi). Ovviamente questo è possibile solo se il monopolio è realmente statale (di tutti) e si stampa moneta in base all'esigenza di tutti, anche a costo di creare un debito statale (di tutti) fittizio in quanto i cittadini, in quanto Stato, avrebbero solo con se stessi (un debito letteralmente solo sulla carta).

Purtroppo la facoltà di stampare moneta in Italia non è più dello Stato dopo l'entrata in zona euro, ma della BCE (che addirittura chiede interessi sui debiti nazionali dopo averli acquistati!). In pratica la sovranità monetaria è stata privatizzata e anche il gioco d'azzardo, come tutta la spesa pubblica, funziona come meccanismi un bel po' diversi.

Tasse e contributi sono versati in modo spropositato dai cittadini che non ricevono alcun servizio di ritorno, o ne ricevono solo l'apparenza, esattamente come in una lotteria dove alte giocate hanno premi con bassissima probabilità di vincita (...con l'apparenza del "ti piace vincere facile?"). Ad arricchirsi di quei risparmi "donati" (tramite tasse, contributi, o giocate) sono quindi le partecipate pubblico-private di questo diabolico giochetto (siano esse lobby del gioco d'azzardo, siano esse lobby partitiche, che talvolta coincidono).



Ma oltre il danno la beffa emerge nel frangente di una calamità naturale. I cittadini stessi, già impoveriti dalla situazione socio-economica diretta con questi meccanismi perversi, sono chiamati a risolvere il problema di nuovo di tasca propria, gli uni verso gli altri, di nuovo con il medesimo meccanismo di un gioco d'azzardo mascherato da beneficenza illusoria, allo scopo di canalizzare i risparmi superstiti, di nuovo, nel medesimo contenitore delle speculazioni di pochi "gestori".
Tante donazioni dunque per creare un grande montepremi da evolvere ai bisognosi... dicono.

Purtroppo sono così assuefatti i cittadini da simile trucco socio-economico, che esattamente come avviene per i malati di ludopatia, continuano imperterriti senza mettere in discussione niente e nessuno a pagare ciò che hanno già pagato e ripagato (sia essa una tassa, una giocata, o una donazione).
Tanto le regole del gioco sono quelle e sono così consolidate nella loro mente malata, che davanti all'opportunità di cambiarle dentro una cabina elettorale, rimangono a casa o addirittura rivotano chi li ha fatti ammalare.






La messa in scena della #FarsaScienza


19 agosto 2016

Ormai è decennale il tentativo di mettere in discussione in questi blog l'approccio "ufficiale" al metodo scientifico del mondo accademico, che con il metodo scientifico superbamente da secoli pretende tra l'altro di identificarsi.
Oggi si presenta una ghiotta occasione offerta su un piatto d'argento proprio dal mondo accademico per sfatare categoricamente molti luoghi comuni sulla "comunità scientifica".
L'università un tempo, forse, era sinonimo di scienza. Sempre più spesso non lo è più, e grazie alla rete lo possiamo dimostrare.

Prendiamo come punto di riferimento un "articolo scientifico" banalissimo sulla gestione delle carrozzine dei bebè: trarremo deduzioni indirette per pesare analisi su argomenti molto più complessi.

Date una letta dunque a questo articolo:
L'errore grave da non commettere con i vostri bambini quando fa caldo
Interessante valutare anche la corrispondenza con l'originale:
WARNING: The dangerous pram mistake we're all making

Riassumendo, le autorità scientifiche (gli esperti delle università) affermano che coprire con un telo un passeggino in piena estate come spesso fanno i genitori (ad esempio al mare) per proteggere dalla sovraesposizione di sole, è estremamente pericoloso perché può innalzare la temperatura interna di molti grandi, con un vero e proprio effetto forno. Tentati dalla curiosità, dei giornalisti hanno sperimentato che due passeggini, uno coperto l'altro no, dopo un'ora e mezza avevano una temperatura interna di 22°C scoperto, 37°C coperto.

A leggere una cosa del genere, quale può essere la prima reazione anche del genitore più apprensivo del mondo? "Mio Dio...ho rischiato di ammazzare mio figlio in vacanza!"

La prima reazione del genitore invece appassionato di scienza e consapevole delle logiche dell'economia della finanza contemporanea, perplesso si pone subito qualche domanda. Innanzitutto, pur ammesso che il metodo scientifico è alla portata di tutti per natura, si chiede come caspita avranno condotto tecnicamente quell'esperimento quei giornalisti, dal momento che i risultati ottenuti sono alquanto bizzarri confrontandoli con le evidenze osservabili nella quotidianità. Il primo dubbio insomma viene sulla procedura adottata, che deve essere ripetibile e riproducibile in ogni angolo del pianeta, se di metodo scientifico si parla (la cosiddetta voce Materiali e metodi di qualsiasi esperimento scientifico degno di tale nome).
In pratica, come avranno fissato quel telo? La faccenda che rende una farsa o meno questo esperimento è tutta lì, e ora lo dimostriamo.

Ho compiuto le stesse misure su un passeggino in pieno agosto (il giorno 13 appena passato) tra le ore 15 e le ore 16, in una giornata appena ventilata, con cielo sereno e sole cocente. Il termometro al mercurio dopo 10 minuti ha segnato colonnina piena (oltre 42°C) nel passeggino di mia figlia scoperto.
Quindi ho coperto il passeggino con un panno tradizionale per infanti. Però lasciando, come ogni genitore con un minimo di scienza e coscienza farebbe, una apertura sui lati in direzione della lieve brezza (sottolineo che non ho cambiato posto al passeggino rispetto alla prima misurazione).
Quindi ho controllato la temperatura dopo 20 minuti.
Cosa vi sareste aspettati, a valutare le sentenze degli esperti universitari comprovate dagli esperimenti dei giornalisti-scienziati? Forse che il termometro sia scoppiato?

Beh il mio dopo 20 minuti ha segnato 35,6°C (rispetto ai 42°C di prima dopo 10 minuti). Certamente sarebbe potuto scoppiare: magari coprendo la carrozzina con un telo senza alcuna apertura?




Allora cosa hanno voluto dimostrare i luminari della scienza con annessi seguaci in questo articolo?
Forse che è plausibile che un comune genitore arrivi a tappare sbadatamente tutto il passeggino con un telo? Forse che si tende addirittura a tenerlo tappato per più di mezzora (fino ad un'ora e mezza!) come nell'esperimento riferito?
Ma questo atteggiamento è verosimilmente un tentato infanticidio! non un tentativo di proteggere un neonato dal troppo calore in una passeggiata al mare!

Ma allora quali conclusioni si possono trarre da queste performance del mondo accademico-giornalistico? Evidentemente il bisogno di creare sensazionalismo, dimostrando che avviene il contrario di ciò che è evidente semplicemente omettendo quei particolari che fanno la differenza per l'evidenza.

Ora la vera, importantissima, riflessione che qui si vuole stimolare è la seguente: se riescono delle autorità accademiche a farvi credere il contrario di ciò che avviene nella realtà persino con un passeggino da bebè, riuscite a figurarvi cosa riescono a farvi credere parlando di fenomeni che non potete sperimentare direttamente ma che sono riservati alle loro élite?
Pensate ai report sugli acceleratori di particelle quantistiche o alle osservazioni astronomiche: forse neppure loro sanno di cosa stanno parlando, ma voi credete ciecamente a ciò che vi riferiscono.
Pensate anche alla geoingegneria climatica visto che sta ottenendo -giustamente- sempre più attenzione mediatica. Siccome è sempre meno facile negare l'evidenza all'occhio comune che si mette ad osservare il fenomeno delle scie spray quotidianamente in tutto l'occidente, si sono inventati di affermare che questi quadri sono "il risultato di maggiori voli d'aereo e/o maggiore umidità dell'aria rispetto a un tempo".
In questo contesto non c'è alcuna dimostrazione scientifica da fare: si tratta solo di descrivere l'evidenza di ciò che si osserva. Eppure gli esperti esasperano il loro ipse dixit propugnando un'osservazione surreale (ossia la negazione dell'evidente emissione massiccia di scie spray nei nostri cieli) come fosse dimostrazione scientifica.

Insomma ormai il mondo accademico oggi è ridotto alla stregua di un medioevale potere religioso: è richiesto dalle autorità che ci si fidi a prescindere:"l'ha detto l'esperto".
Tuttavia la cosa triste non è vedere come le autorità marcino sopra questo meccanismo psico-sociale, bensì vedere come la popolazione, dall'alto della sua cultura media decisamente elevata all'alba del III millennio e del suo grado di alfabetizzazione informatica (Google sullo smartphone è accessibile a tutti) sia aprioristicamente sottomessa a questa dinamica ancestrale (che ricalca la sottomissione del branco al capobranco).

Permettiamoci a questo punto un'ulteriore metanalisi storica. Se il mondo accademico non è più libero è perché governato, come ogni altro settore ormai, dalla finanza. Il mondo accademico è quel settore della società che dovrebbe essere garante di metodologia scientifica. Le Università nel medioevo nacquero con questo scopo: rendere la conoscenza libera di svilupparsi (universitas, universale) indipendentemente dal sapere religioso che in quel tempo pretendeva, per mantenere la propria egemonia culturale lobbistica, di avere controllo e direzione su tutto il sapere.
A un certo punto dei laici, degli studiosi normalissimi, che frequentavano le biblioteche e le lezioni dei "dotti", decisero di riunirsi indipendentemente, e fare lezioni in proprio, libere, indipendenti, solo per fare evolvere il sapere condividendolo. Un pò come oggi i gruppi di studio condiviso che nascono in rete per rendere libera la conoscenza (si pensi a wikipedia, a khanacademy, a konoz...)

Perché questa esigenza oggi? Non dovrebbero essere ancora come allora le università luogo di studio aperto, condiviso, accessibile a tutti? No non lo sono più. Perché purtroppo questa istituzione è degenerata nei secoli, più che mai dopo l'inizio dell'età moderna, con la circumnavigazione del globo e la nascita della finanza dal mercato globale "derivato".
Piano piano le università si sono trasformate in lobby e caste a loro volta. Rendendo il sapere chiuso, elitario, fotocopia del potere ecclesiastico religioso da cui si erano svincolate nascendo secoli prima. Il metodo scientifico stesso è propinato come qualcosa di riservato a chi? Ai laureati, ai professionisti, alle moderne élite intellettuali, sempre più appannaggio di élite finanziarie.
E' normale che sia così? No non lo è, in quanto perversione. E il fatto che ci siano nuovi movimenti che stanno cercando di recuperare la dimensione naturale propria del sapere, ancora oggi, lo dimostra.
La storia insegna e dimostra a più riprese che queste derive sociali, altro non sono che conseguenza dell'istituzione dell'arma denaro e che finchè non sarà superato l'uso della moneta, queste derive continueranno in futuro.

Università dunque non è sinonimo di scienza. Così come avere occhi non è sinonimo di saper osservare.
La messa in scena della #FarsaScienza è finita...o finirà: andate in pace.



PEC, firma digitale, fattura elettronica...e il microchip in fondo al tunnel

04 agosto 2016


Nel 2016 quasi nessuno si farebbe impiantare un microchip sotto la pelle per scopi burocratici, giusto?
Allora chi ha il governo della burocrazia come potrebbe riuscire in pochi anni a farvi cambiare idea? Potrebbe imporre una Posta Elettronica Certificata (PEC) a pagamento obbligatoria. Potrebbe imporre poi una firma digitale a pagamento obbligatoria, che richiede ovviamente una PEC. Potrebbe imporre infine una fatturazione elettronica a pagamento e obbligatoria che ovviamente richiede una firma digitale, con la PEC. E così via fino alla successiva macchinosa diavoleria. Potrebbe insomma un po' per volta appesantire oltremodo la burocrazia digitale rendendola un labirinto intricato e dispendioso fino al punto di esasperarvi e indurvi a scegliere una semplicissima soluzione per risolvere ogni problema anche con la burocrazia: inserirvi un microchip sottocutaneo. Non è difficile offrire soluzioni inutili. Difficile è creare il problema che le imponga. Anche per questo chiamatela #Pervertitocrazia.




L'idolatria e i suoi paradossi religiosi


13 luglio 2016


Non se ne può più dell'ipocrisia con cui l'Occidente tratta mediaticamente la piaga dell'iconoclastia religiosa.
Certo questa è una guerra (psicologica innanzitutto) che si combatte da millenni. Ma nel 2016 non è più ammissibile che sia propinata alla stregua di una caccia all'infedele come fossimo nel Medioevo.

Si processano le distruzioni fanatiche dell'Isis o i vandalismi di qualche individuo isolato, ma nessuna analisi sulle radici profonde di questo odio che oggi tende ad esplodere ancora globalmente, come molte altre volte nella Storia, proprio perché non si sono mai affrontate globalmente le cause.
L'odio non è mai ingiustificato: a giustificarlo è sempre un'ignoranza. Ma l'ignoranza, oggi, nell'era dell'informazione globalizzata digitale, ormai non trova più giustificazione.

L'ignoranza qui è nascondere che tra le religioni monoteistiche (ebraismo, cristianesimo, islamismo) solo il cristianesimo ammette, all'interno di una delle sue tre principali correnti (ortodossa, protestante, cattolica) che ci sia il culto degli idoli, e questa è la corrente della Chiesa cattolica.


Infatti ciò che ha causato nell'arco di mezzo millennio gli scismi interni ai Cristiani sono fondamentalmente tre grandi questioni. L'atto di fede da rivolgere a un Cristo figlio di Dio tutt'uno o meno con il Padre, la possibilità del singolo individuo di interpretare le Sacre Scritture, e l'idolatria iconografica (iconolatria).

A parte il primo nodo prettamente teologico, non occorre una laurea in teologia o in economia per comprendere i fondamenti finanziari degli altri due.
Riconoscere la libertà degli individui di interpretare le Sacre Scritture significa esautorare il clero di importanti poteri sulle masse, e di conseguenza perdita di riconoscimento istituzionale (motivo per cui a capo della Chiesa anglicana protestante non è alcun papato ma è la corona imperiale -che non ha certo bisogno di inventarsi l'esercizio di poteri fittizi tipo l'assoluzione dei peccati con il sacramento della penitenza).
Altro ragionamento invece è da farsi riguardo il culto degli idoli, ossia di statue e immagini sacre.
Di nuovo la Chiesa cattolica è l'unica a fare largo uso di questa pratica (inconcepibile per i Protestanti, mentre gli Ortodossi distinguono la venerazione dall'adorazione, passibile quest'ultima di scomunica). Per i Cattolici è un elemento quasi distintivo: innumerevoli sono le varietà di madonne in base a luoghi ed eventi, e i santi cattolici sono spesso celebrati con culti e santuari architettonici quasi da apparire divinità a sé (vedasi la considerazione verso San Gennaro o Santo Padre Pio o la Santa Bernadette di turno).

Ora, ovvio che questa tendenza spirituale dell'animo umano (il culto degli idoli) è caldamente preservata e alimentata da una istituzione religiosa in virtù del potere psicologico che le permette di esercitare sul singolo e sulla massa di fedeli, con evidenti risvolti finanziari derivati da donazioni, offerte, lasciti e quant'altro.
La cosa paradossale è che nella Bibbia (unico testo sacro rivelatorio per ebrei, cristiani, mussulmani) il culto degli idoli è severamente vietato, anzi è proprio uno dei primi comandamenti cui deve attenersi la condotta del fedele (e così infatti è percepito e vissuto da ebrei e mussulmani).

Allora, come si fa a non uscire schizofrenici da un'indottrinamento che ti propina ciò che ti vieta?
Non c'è da stupirsi dunque di questo e tanti altri atteggiamenti contraddittori tipici dei praticanti cattolici. Non c'è da stupirsi se riescono a definirsi credenti in una Bibbia pur non avendola mai letta semplicemente perché c'è chi in minima parte gliela legge e interpreta. Non c'è da stupirsi se sono spesso incalliti bestemmiatori ma puntualissimi frequentatori delle funzioni religiose. Non c'è da stupirsi se giocano d'azzardo magari appena usciti dalla santa messa, dove hanno pure chiesto con fervore religioso la grazia di vincere. Non c'è da stupirsi se si danno il segno di pace e poi votano partiti politici che appoggiano guerre per il petrolio. Non c'è da stupirsi se recitano il padre nostro dove si afferma di rimettere i debiti, ma sono per principio contro quel reddito di cittadinanza che impedirebbe di indebitarsi.
Non c'è da stupirsi insomma se conducono a una visita psichiatrica chi, magari genuinamente fedele ma avvilito da tanta deleteria ipocrisia, si lascia andare a gesti inconsulti.



Lo zampino d'oro del Papa tra il tuo cane e il tuo vicino

17 maggio 2016

Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani che poi lascia sola e affamata la vicina. No, per favore no! ,, Papa Francesco

Si chiama scambiare l'effetto con la causa. E' la strategia psicologica d'elezione su cui fa leva la beneficenza finanziaria delle istituzioni religiose in genere.

Consiste nel far intendere che l'indigenza sia causata dalla mancanza di solidarietà, mentre in realtà è l'effetto indotto da chi campa sulla solidarietà. 




Spieghiamoci meglio. La ricchezza e la povertà, nel XXI secolo, non sono più concepibili come in passato diritti di nascita o acquisiti (anche se in Italia il diverso sistema retributivo tra cittadini ricorda un po' i privilegi monarchici del passato...)

Un ricco è tale se ha più denaro di un povero. Se tutti avessero la stessa quantità di denaro a disposizione, non esisterebbero più ricchi né poveri. 

E se non esistesse il povero, chi farebbe più beneficenza? Nessuno. Quindi le istituzioni che si arricchiscono con la beneficenza cesserebbero di esistere.

Tanto è vero questo banale fenomeno che dal secondo dopoguerra* chi ha avuto in mano il governo delle società** ha pensato di usare il denaro al posto delle armi per diventare più ricco prendendosi il diritto di decidere quanto e quando stamparne, e a chi distribuirlo.

In poche parole, decidendo chi deve fruire del denaro come creditore e chi invece lo deve fruire come debitore. 
A cosa sono sempre servite fondamentalmente le guerre con le armi, se non ad appropriarsi della proprietà degli altri? Ebbene oggi che le armi sono troppo pericolose, per appropriarsi della proprietà degli altri si usa il possesso del denaro. Il più forte è diventato chi crea e controlla il flusso del denaro (denaro e mercato sono creati da individui) e il più debole è diventato chi lo subisce.


La conclusione è che l'indigenza sociale dei cittadini italiani non ha alcun nesso con le cure che si possono dare a un cane o a un gatto nella famiglia del vicino. Non è per colpa delle attenzioni ai cani e gatti che le persone sono disoccupate, senza un reddito di cittadinanza, oppure con una pensione da miserabili dopo una vita di lavoro.
Quindi a cosa è servita questa affermazione? Solo e semplicemente a farsi sentire colpevoli di un crimine che non si è commesso. Un po' come morire di paura per l'inferno mentre si vive in un paradiso terrestre: ci vuole qualcuno molto bravo a mettere paura, e qualcuno molto idiota disposto a credergli.






* quando le armi sono diventate di distruzione di massa, ed è diventato più complicato diventare più ricchi usando la forza delle armi come è sempre stato fatto in passato

** ossia il controllo dei mercati, giacché viviamo in una economia globale fondata sul mercato e la sua finanza capitalistica 

L'uomo è un animale politico*...come la pecora?

17 aprile 2016

«La mia esperienza mi dice – ci ha spiegato il professor Nicola Piepoli – che la probabilità non è decisa dai sondaggi ma è decisa dalla popolazione italiana all’una circa, quando viene a sapere quanti sono andati a votare. È a quel punto che si decide se andare a votare o no».

C'è da rimanere sconvolti a leggere certe constatazioni da parte di uomini di scienza a distanza di qualche anno dall'edizione di "Duemila anni fa...fine della favola" dove si recita:
"Il popolo può mettere in croce chi predica l'amore, o acclamare imperatore un omicida sanguinario. Cosa non può fare un popolo... se solo ce ne rendessimo conto. Invece no. Il popolo non fa nulla..." etc etc.







C'è poco da fare, si sa, l'istinto di emulazione degli animali sociali, dal meno al più evoluto, è forte ed assodato per una questione di sopravvivenza. Ma c'è un fattore molto importante da leggere tra le righe di quell'esperienza scientifica del noto sondaggista, non palesemente dichiarata. Ossia che è il dato dell'affluenza trasmessa dai mass-media ad essere il punto di riferimento che vincola l'azione della massa, quella critica.

C'è poco da fare. Duemila anni fa, i popoli si recavano nei templi e seguivano le direttive dei loro capi branco, direttamente o indirettamente identificabili nelle autorità religiose, sapere indiscusso e indiscutibile. Questo è accaduto per millenni. Ma oggi? Escono forse i popoli occidentali dalle chiese le domeniche delle elezioni, e votano quello che i prelati proclamano con la predica? Beh forse in casi eccezionali accade anche questo, quando lo fanno trasparire.

Ma la massa, la massa critica occidentale, nel III millennio di certo non è più comandata dalle autorità religiose, bensì tele-comandata dalla religione del consumismo.  Nell'animale sociale uomo del III millennio  la mente e lo spirito sono tutt'uno con la mano che impugna un telecomando.
"
Non di solo pane si nutre l'uomo, ma di tutto ciò che esce dal tubo catodico"...potremmo profanare.

Il suo spirito critico non può che essere riflesso preciso e fedele di quello rappresentato come media-di-massa dal mass-media (sofisticato gioco di parole quanto l'impalcatura sofistica su cui regge l'intero sistema). Non adeguarsi ad esso significa provare la poco rassicurante sensazione di sentirsi fuori dal branco, pecore nere a prescindere, al di là della sensatezza, della ragionevolezza, della bontà, dell'onestà. Non adeguarsi ad esso significa paura, terrore, solitudine... sensazioni insopportabile per un animale sociale.

Insomma c'è molto in questo studio statistico. C'è una favola lunga duemila anni, ma c'è anche il complesso ingranaggio istintivo-razionale (inconscio-conscio) dell'Ipse dixit, non una favola ma un percorso che pure dura da millenni e cui rimando per non rendere troppo pesante questa riflessione già stracolma di approfondimenti.





Tuttavia lo scopo di questo post non erano analisi o approfondimenti fine a se stessi come quasi sempre si è proposto Ma guarda e passa. Lo scopo è confidare uno stupore enorme. Quello derivato dalla constatazione, con osservazioni scientifiche alla mano da parte di un esperto del settore, che l'uomo occidentale a distanza di appena due generazioni da chi ha vissuto catastrofi belliche mondiali in nome di un diritto di voto democratico, ancora non ha acquisito alcuna consapevolezza sul suo significato, sul suo valore, sulla sua sacralità.

Tutto da rifare? Servono forse altre catastrofi?
Oggi si vota. Ne uscirà un'osservazione importante per una risposta a riguardo.









*L'uomo è un animale politico citazione riferibile ad Aristotele nella sue opere politiche

La casta contro il reddito di cittadinanza...ma non il suo

13 aprile 2016

Osservate la forbice tra il reddito dei parlamentari e quello dei cittadini in 15 paesi europei.

FONTE FOTO Scenari economici. A breve la servitù della gleba


In 9 Paesi lo stipendio dei parlamentari non supera il doppio di quello dei cittadini.
In 3 Paesi lo stipendio dei parlamentari supera di poco il doppio quello dei cittadini.
In 2 Paesi circa lo stipendio dei parlamentari è circa il triplo di quello dei cittadini.

FONTE FOTO Scenari economici. A breve la servitù della gleba

Questo in 14 Paesi. Rimane il quindicesimo, l'Italia, dove lo stipendio dei parlamentari è 6 volte quello dei cittadini.

Forse questa situazione centra qualcosa con il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza ha una duplice funzione. Etica e socioeconomica. Etica nei confronti dell'individuo. Socioeconomica nei confronti della collettività.

Da una parte garantisce infatti all'individuo un potere d'acquisto per un tenore di vita al di sopra della soglia di povertà. Dall'altra è lo strumento ideale per avere un punto di riferimento nell'equa distribuzione dei redditi nella collettività.

Se ci fosse un reddito di cittadinanza, come avviene praticamente in tutti gli altri paesi europei, questa forbice non si aprirebbe, e non si creerebbe il terreno per alcuna disparità tra classi sociali.

Allora il motivo per cui il reddito di cittadinanza in Italia è boicottato dalla casta politica è evidente. Ma quello che è più subdolo e tragico è il meccanismo per cui è il popolo italiano stesso a non esigerlo categoricamente. E lo possiamo riconoscere qui.

Emerge da queste considerazioni che forse l'italiano medio gode di un masochista servilismo derivante da un'atavica sudditanza e venerazione al signore di turno (la Storia d'Italia lo insegna... Franza o Spagna purchè se magna).

Emerge persino che l'italiano medio preferisce che i cittadini siano ridotti all'indigenza e indotti a delinquere per sopravvivere, piuttosto che essere assistiti con un reddito di cittadinanza che prevenga queste scelte estreme.

Tale è la perversa competizione dell'italiano medio nel desiderare vedersi e sentirsi più in alto nella scala sociale degli indigenti (la cui sfortuna non è dettata dalla natura, ma da un patto sociale tra individui).

Eppure, l'italiano medio discute, desidera, esige, si preoccupa, si tormenta per una pensione, o una cassa integrazione, o un vitalizio. Ma cosa sono questi se non redditi di cittadinanza travestiti da esclusivi privilegi lobbistici?

Il reddito di cittadinanza quindi non è questione di manovre finanziarie, e neppure di sovranità monetaria. E' questione di qualcos'altro:








Assioma del denaro



12 gennaio 2016


Il significato intrinseco della finanza è creare disparità e disuguaglianza.
Questo per una evidenza elementare. 
Se tutti avessimo la stessa quantità di denaro, il denaro perderebbe ogni significato. 
Se tutti avessimo 1 euro, così come se tutti avessimo 1 milione di euro, non cambierebbe nulla: è come se tutti non avessimo neppure un soldo.
Perchè con la stessa quantità di denaro avremmo tutti pari opportunità





Lo scopo del denaro, il senso della sua invenzione, non è scambiare merci come vi hanno convinto con la forza delle armi per millenni, ma creare un ricco e un povero per distinguere chi può da chi non può.
Ed ecco dove siamo arrivati con l'accordo di questa perversione:


Link Scenari economici (fonte foto)




Ecco chi produce i prodotti del supermercato (LINK FONTE)