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Sulla nostra pelle (Conceria 2.0 in #VenetoValley)



25 maggio 2015


In questo post si vuole offrire una prospettiva generale, nuova e moderna, di visione del lavoro esaminando una particolare situazione territoriale drammatica: la concia della pelle. Settore questo che nel ricco nord-est d'Italia, in particolare nel basso Veneto, ha creato dal dopoguerra ad oggi immense ricchezze finanziarie parallelamente a una autentica distruzione della vita, in senso sia ambientale che sociale.

Questo post vuole essere un'occasione di riflessione sul significato di lavoro, denaro, ricchezza, salute. Sia nel recente passato per comprendere il dramma del presente, che nel presente per programmare un plausibile futuro migliore.


INDICE

1.Un disastro progressivo dal dopoguerra e tutt'ora in corso 

2. Dalla produzione famigliare alla multinazionale: la politica del mercato finanziario

3. Progresso ecosostenibile, Hi-Tech, fab-lab e il nuovo senso dell'economia delle comunità





1.Un disastro progressivo dal dopoguerra 
e tutt'ora in corso 


Questa prima video-testimonianza sotto riporta l'impatto ambientale dell'industria chimica-conciaria che avviene da quasi mezzo secolo in un territorio che riguarda quasi mezzo milioni di abitanti tra le province di Verona, Padova, Vicenza.





Questa seconda video-testimonianza invece è stata rilasciata da un cittadino di quelle terre, appena un mese prima di esser venuto a mancare a seguito di un tumore con cui lottava da due anni.
Dalle sue parole esemplari per impegno civico e morale, si può stimare il peso immane del macigno lasciato in eredità alle presenti e future generazioni derivante dall'industria in queste zone.







2. Dalla produzione famigliare alla multinazionale: 
la politica del mercato finanziario


La disamina di questi fatti, di queste testimonianze, sembra condurre alla solita desolante conclusione: questo è il prezzo del progresso, questo il sacrificio da pagare in cambio del benessere ottenuto nella modernità.
Nulla di più pressapochista e falso. Perchè è scientificamente dimostrato che ad aver allungato la vita media è solamente una vecchiaia più lunga e che la comparsa di malattie croniche (tipiche della vecchiaia) compaiono sempre più precocemente ben prima della vecchiaia (Vedi Vita media: l'imbroglio).

Questa scempio ambientale, questo disastro socio-sanitario, è la conseguenza di leggi del mercato finanziario: quelle che stanno trasformando piano piano tutti i lavori (compresi quelli artigianali come la concia delle pelli) in business multinazionale.

Il mercato finanziario nasce trecento anni fa con il colonialismo europeo intercontinentale e i vari tentativi di ottenere la sovranità monetaria da parte del popolo verso i regimi aristocratici (la stessa sovranità che una ristrettissima parte del popolo -le banche- stanno tentando oggi di ottenere verso la più larga parte della popolazione proprio per restaurare un potere oligarchico totalitario).
Tuttavia il mercato finanziario è maturato nel secondo dopoguerra quando il capitalismo degli Stati Uniti D'America ha incontrato il comunismo dell'ex-URSS, appena dopo l'assemblaggio globale di armi di distruzione di massa (bomba atomica e affini). Quando cioè il denaro si è ritrovato ad essere usato al posto delle armi (divenute troppo pericolose) per ottenere i monopoli di mercato.
Il mercato finanziario (indistintamente capitalista o comunista) ossia la produzione di denaro al di là della corrispondenza in beni materiali prodotti (PIL) è quindi piano piano finito in mano a una ristretta classe di intermediari finanziari (in origine "i mediatori") divenuta così potente dal dopoguerra ad oggi da acquistare banche centrali nazionali, e ottenendo da lì il controllo politico dell'economia mondiale.
Questa ristretta classe elitaria oggi è evoluta nelle cosiddette multinazionali.

Ogni realtà lavorativa in Occidente ha inesorabilmente risentito di questa trasformazione. Anche il settore tessile-conciario in Veneto. Da tante piccole realtà artigianali che eseguono lavorazioni con metodiche tradizionali e materie prime naturali, i primi gruppi conciari che nel dopoguerra hanno ambito a maggiori profitti finanziari usando il lavoro per "produrre denaro dal denaro" (finanza) hanno investito nelle tecnologie sempre più avanzate che richiedevano sempre meno manodopera e materiali sintetici sempre più sofisticati e per questo inevitabilmente più critici per impatto ambientale e sanitario.    
Questo lo ha permesso il mercato finanziario con le sue leggi. Dove il senso civico, l'etica produttiva, l'uso delle risorse e la distribuzione dei prodotti, ossia ogni presupposto per una sana produzione e consumo di beni collettivo (politica economica in senso vero e proprio) sono divenuti secondari al principale obiettivo: produrre denaro con la speculazione finanziaria.  
La politica economica finanziaria prevede allora che il profitto sia il fine e il lavoro sia il mezzo. E ogni violazione di diritti, ogni contaminazione ambientale, ogni discriminazione sociale sono giustificate se raggiungono il fine "profitto".

E' il mercato finanziario che ha permesso la nascita di gruppi industriali multinazionali anche nel campo della concia. E' la politica del mercato finanziario che ha consentito per decenni un inquinamento mastodontico dell'ambiente. E' il profitto finanziario che ha convinto anche migliaia di lavoratori dipendenti che è legittimo e persino sacrosanto lavorare in cambio di denaro, al di là di qualsiasi impatto sull'ambiente e sulla qualità di vita, persino sulla salute.




Eppure sarebbe potuto andare in modo diverso. Lo potrebbe anche oggi se la collettività prendesse coscienza di un fenomeno nuovo accanto ai veri valori della tradizione lavorativa. In ogni settore.
Ma perchè cambi la coscienza collettiva, occorre che ogni cittadino si impegni a cambiare la propria, e si impegni con propria personale responsabilità "a metterci la faccia" nel comunicare al prossimo le nuove prospettive possibili, ovviamente da continuare a migliore con il contributo sempre più di tutti a mano a mano che una nuova coscienza cresce collettivamente.




3. Progresso ecosostenibile, 
Hi-Tech, fab-lab 
e il nuovo senso dell'economia delle comunità


Qual'è il valore della tradizione di cui bisogna prendere coscienza? 
Innanzitutto che una concia delle pelli, e dei tessuti in genere, può essere fatta in maniera assolutamente ecocompatibile ed ecosostenibile. Da sempre. Usando materie e processi naturali senza impatto alcuno per ambiente e lavoratori.
Esistono pratiche di concia naturale come quella al vegetale. Perchè non sono state scelte dal mondo produttivo al posto di quelle sintetiche evitando drammi catastrofici?
Un motivo c'è. Prepariamoci tra poco ad analizzarlo.

Fonte Wikipedia (20.05.2015) "concia"



Qual'è invece il fenomeno nuovo di cui occorre prendere coscienza?
Ebbene si tratta di rendersi conto che ogni innovazione tecnologica che permette all'uomo di lavorare meno è un'opportunità dal valore inestimabile che gli consente di avere più tempo a disposizione da dedicare alla cura di sè e delle persone che ama, della sua famiglia, e in senso lato alla cura di tutta la sua comunità.
Ma questo ovviamente avviene se e solo se l'innovazione tecnologica è svincolata dalla finanza. Altrimenti risulta non una risorsa ma una minaccia per la salute, a breve termine per il lavoratore e a lungo termine per l'intera collettività (business men compresi).
Applicare la tecnologia in tal senso è sempre stato potenzialmente possibile, ma non si è mai verificato poichè le soluzioni innovative adottate fino ad oggi sono sempre state quelle che appunto portano maggior profitto finanziario di pochi e non al benessere collettivo.

Facciamo allora un esempio conciario che fa emergere una enorme perplessità. L'introduzione del cromo trivalente per rendere le pelle imputrescibile è stata un'operazione di successo in quanto lavorazione semplice, rapida, flessibile, ed economica.
Cosa significa dal punti di vista pratico?
Di successo si intende ovviamente finanziariamente (economicità = minimo invenstimento finanziario)  e ciò ha giustificato l'esposizione di ambiente, lavoratori e consumatori a questo metallo pesante dall'impatto ecologico e sanitario incalcolabile, trascurando addirittura il fatto che, se lasciato libero nell'ambiente dove smaltito, è praticamente impossibile da monitorare nel suo stato di ossidazione (da trivalente a esavalente -la forma ritenuta più tossica-). 
Ma se esistesse ipoteticamente un metodo a impatto zero altrettanto semplice, economico, flessibile, ma meno rapido per ottenere l'imputrescibilità, in base alle leggi della finanza si sarebbe scelto comunque il cromo. Perchè un processo più lungo richiede maggiori spese di manodopera e conduzione dell'impianto.
Lo stesso ragionamento vale per tutti gli altri aspetti tecnici del caso (flessibilità, rapidità, semplicità...). E' la convenienza finanziaria a far scegliere un processo produttivo. Non la sua qualità etica ed ecologica.
Tutto ruota attorno alla convenienza finanziaria.
In età contemporanea questo meccanismo ha creato persino una situazione estrema agghiacciante. L'inquinamento stesso è divenuto business finanziario per di più legalizzato. Se inquinare infatti era conveniente a monte per il settore industriale (bypassando costi di filtraggio e depurazione o legale smaltimento) oggi, dopo il decreto "Destinazione Italia" (dicembre 2014), per la prima volta si profila legalmente la possibilità di essere finanziati per bonificare dove si è inquinato. Inquinare conviene finanziariamente due volte.




Ma la cosa più sorprendente è un'altra. Perchè è richiesta dal mercato una pelle imputrescibile? Ovviamente perchè dura di più. Questo è un valore aggiunto. Valore aggiunto significa maggior qualità, quindi maggior prezzo. Ossia maggior profitto finanziario. 
Il produttore quindi brama a processi che rendono più sofisticata la propria offerta in termini di performance, perchè ne ricava maggior profitto.
Ma la domanda  di una pelle più duratura non la crea ovviamente l'offerente (contro il proprio interesse) ma il consumatore convinto di spendere meno sul lungo periodo.
Supponiamo quindi che ci siano due consumatori a) e b):
a- Acquista un manufatto in pelle lavorato con sostanze tossiche. Deteriorabilità 10 anni. Prezzo 100.
b- Acquista lo stesso manufatto lavorato a impatto zero. Deteriorabilità 1 anno. Prezzo 20. 
Dopo dieci anni, il consumatore a) avrà speso 100. Il consumatore b) avrà speso 200. Quindi a) ha risparmiato 100 rispetto al consumatore b). 
Finanziariamente parlando la scelta di b) è fallimentare, mentre quella di a) è di successo
Dopo 5 anni infatti il consumatore a) si ritrova una lapide con scritto "morto intossicato con successo". Mentre b) è ancora vivo e dopotutto, essendosi acquistato ogni anno un manufatto nuovo, di forma e colore diverso, non è poi così fallito se ha saputo dare un significato diverso al valore aggiunto.




Questo è solo un esempio pratico per comprendere come le scelte di uso e consumo (fruizione) dell'esistenza siano state drogate oltre ogni limite dal senso finanziario che diamo all'esistenza.
E il cittadino medio, ricco imprenditore o povero operaio che sia (siamo tutti consumatori) è immerso in una logica consumistica pervertita.
Nessuno più si interroga in tutto l'Occidente, nel 2015, se e quanto le cose di cui fruisce gli sono tossiche. Anche dando per scontato che lo siano tutte, non importa a nessuno. Quello che conta è il risparmio, la convenienza, il successo, e non fallire.

Tutto questa bolgia di concetti e motivi esistenziali ruota esclusivamente attorno al denaro. Un valore fittizio della realtà. E basta questo a provare che è stato un atto di schizofrenia esserci auto-assegnati l'appellativo di specie sapiens sapiens.

Produrre in modo eco-compatibile ed eco-sostenibile quindi non è possibile in una economia della finanza il cui scopo (creare denaro da denaro) è raggiunto stabilendo valore aggiunto illusorio al fine speculativo (forbice di prezzi tra alta e bassa qualità). Ovviamente al fine di instaurare una piramide di pochi ricchi al vertice con enorme potere finanziario, sopra una base di una massa di consumatori con scarsissimo potere finanziario.
Il senso del denaro infatti risiede nel suo valore relativo: se tutti avessimo la stessa quantità di denaro, fosse 1 o fosse 1 milione, nulla cambierebbe: è come se nessuno ne avesse perchè possederlo in tal caso perderebbe significato.
Il denaro ha senso di esistere se c'è chi ne possiede molto e chi ne possiede poco. E' infatti stato introdotto quando le merci tra i popoli non erano distribuite equamente ed era quasi nulla la loro capacità tecnologica di produzione globale. Se tutte le merci del Pianeta fossero producibili nella stessa quantità e qualità in tutto il Pianeta, in base alle esigenze dell'individuo, i popoli non avrebbero più bisogno di compravendite, e quindi del denaro. Non ci sarebbe neppure allora alcun movente per inquinare.



Ma...non è forse questa la potenzialità tecnologica del XXI secolo? Siamo capaci di navigare sullo Spazio, di produrre energia pulite e rinnovabili in modo illimitato sfruttando le leggi naturali dell'elettromagnetismo, di annullare spazi e tempi nella velocità della comunicazione... 


Ma allora cosa aspettiamo a riorganizzare la società globalmente, creando delle comunità in grado di produrre la massima qualità di ogni prodotto di cui vogliamo fruire, facendo lavorare la tecnologia in modo ecocompatibile ed ecosostenibile, cooperando per la produzione e la condivisione dei frutti di una terra, di un'acqua e di un'aria diritto di tutti in quanto non appartengono a nessuno? 
Questo è possibile solo laddove i cittadini sceglieranno di organizzarsi in senso comunitario. E' possibile innescando un'economia dove con la cooperazione di tutte le competenze (maturate per vocazione, non per compravendita di attestati) senza alcuna finalità speculativa, si iniziano ad organizzare laboratori di ideazione, produzione, distribuzione (fab-lab) dei prodotti necessari all'esistenza per il raggiungimento di una felicità materiale e spirituale. Individuale e collettiva.

Potrebbe essere un'opportunità straordinaria il settore manifatturiero conciario e tessile in Veneto, per cominciare a muoversi in questa direzione.
La creazione di laboratori nei tanti capannoni vuoti delle sempre più desolate zone artigianali e industriali, per creare moderna strumentazione (magari con la stampa 3D) adatta all'allestimento di coloranti e sostanze naturali necessari alla lavorazione di pelli e tessuti.
Inserendo anche un ciclo di produzione primaria delle materie prime nelle nostre campagne (sempre più deteriorate da monocolture multinazionali)  nonchè un ciclo virtuoso di recupero e riciclo degli stessi materiali e sostanze usate.




Potrebbe essere tutto realizzabile da domani stesso, se non fossimo esistenzialmente vincolati all'economia della disparità finanziaria. Ma purtroppo siamo dentro questo circuito infernale. L'incapacità mentale di pensare a una ridistribuzione del reddito.
L'incapacità di credere che non potrebbero esserci più ricchi e poveri di denaro, ma solo ricchi dei doni dell'esistenza: tutti. 
Ciò sarebbe possibile iniziarlo domani stesso con il reddito di cittadinanza. Una prima progressiva forma di ridistribuzione del reddito. Ma non lo concepiamo. Non lo accettiamo. Perchè troviamo giusto solo lavorare per avere in cambio denaro. Anche a costo di avvelenarci (ormai con qualsiasi tipo di lavoro facciamo).

Dobbiamo cominciare a pensare di produrre non più per compravendere, ma per fruire. 
Siate pronti a farlo. Perchè l'alternativa è davvero terrificante da quanto tossica è.









FONTI E LINK UTILI:

http://it.wikipedia.org/wiki/Concia

http://www.pellealvegetale.it/pelle-al-vegetale/

http://www.mastrotto.com/it/tanning-process/

http://it.silvateam.com/Prodotti-e-Servizi/Industrial-Processing/Tessile/Coloranti-naturali

www.incaweb.org/green/n0025/pdf/Green25-Faraone.pdf

http://faidatemania.pianetadonna.it/come-realizzare-dei-coloranti-naturali-per-tessuti-229057.html

Legge Ecoreati, parliamoci chiaro

22 maggio 2015

Attenzione. La legge sugli Ecoreati è contro l'inquinamento abusivo (ossia non autorizzato).
Questo è un caso tipo Terra dei Fuochi e altre realtà sempre più diffuse in tutta Italia.

Non è una legge contro l'inquinamento in genere: anche perchè altrimenti si fermerebbe l'economia finanziaria intera.



Ed ecco allora perchè è importante come si prefigge il MoVimento 5 Stelle (e altri progetti come il Venus Project-Zeitgeist Movement) superare il sistema produttivo-consumistico in toto.
A partire dal sistema monetario con la sua sovranità (passando per il reddito di cittadinanza).
Questa è l'unica via per smettere di chiederci come punire chi inquina: semplicemente smettendo di inquinare.

Ma veniamo al dunque.
Se un impianto produttivo è autorizzato, significa che non sta inquinando secondo l'autorità competente che rilascia l'autorizzazione (amministrazioni comunali/provinciali/regionali e ASL/ULSS).
Se si crede di poter dimostrare il contrario, bisogna agire legalmente (con prove scientifiche alla mano) contro le autorità medesime che hanno rilasciato l'autorizzazione: non contro gli effettivi inquinatori
Questo è un caso tipo ILVA.

Ecco perchè è importante, a fianco di questa legge che comunque punisce gli abusi (inquinamento non autorizzato), muoversi per incentivare e migliorare l'iter della Class Action: unica strategia efficiente (come già dimostrato in tante occasioni in tutto il mondo) che consente di lottare contro "il Golia" ecologicamente distruttivo delle multinazionali.






FONTI e LINK UTILI:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/ecoreati-una-legge-truffa/

http://www.diritto.it/materiali/civile/nava_tesi/nava_cap6_sez5.html

Indipendenza Veneta, e l'Italia 5 Stelle

10 maggio 2015

Ho letto in questi giorni il manifesto elettorale di Indipendenza Veneta. Pensavo proponesse il solito federalismo teatrale della Lega-Padania-Zaia-Tosi o l'autonomia oppiacea della Moretti-PD-Ma-Non-Ditelo-In-Giro.
Devo dire tanto di cappello agli Indipendentisti che hanno per Statuto la sovranità popolare da esercitare solo ed esclusivamente con la "democrazia diretta"; il ripudio di ogni discriminazione di sesso, razza, lingua, religione, credo politico; la non violenza; nonchè il principio della proprietà privata come estensione del più generale principio di libertà individuale.

Un inno a principi etici e democratici che la distinguono dalla Lega Nord, da cui però provengono bene o male i loro fondatori e delegati (vedi Morosin). Ed è quasi un peccato che il nome continui a giocare una certa ambiguità con le altre liste di provenienza (e alleanza?) leghista come Noi-Veneto-Indipendente (Veneto-Stato) che corre con Zaia, e Veneto-Sì.
Oltre alla difficoltà per l'elettore nell'orientare il voto, mi chiedo cosa possa aver indotto ex compagni patrioti veneti a correre in liste separate se hanno in comune da vent'anni lo scopo dell'indipendenza veneta. Forse l'ambizione personale? Forse la mancanza di fiducia tra loro? O forse qualche gioco di finanziamenti pubblici riciclati dalla Lega, riuscito o non riuscito qui o là?
Belle domande. Ma meglio soffermarsi sui principi sopra, perchè a cercare risposte credibili, si spera, saranno i loro sostenitori.
Anche perchè regalare un altro voto a questi vari nomi senza essere consapevoli di cosa si vota, significa rimanere di nuovo fregati dopo vent'anni di voto alla Lega. E ciò più che da ingenui "sarebbe da coglioni" (cit. Berlusconi verso chi votava Prodi nel 2008).





Da sostenitore veneto del MoVimento 5 stelle, di Indipendenza Veneta mi colpisce più di tutto il proposito della "democrazia diretta attuabile con referendum popolare". Strategia politica questa squisitamente realizzabile oggi, come mai prima nella Storia, attraverso gli strumenti digitali: internet e una piattaforma di proposta, discussione, voto.
Colpisce perchè questo è esattamente ciò che sancisce il non-statuto del MoVimento 5 Stelle da sempre.
Solo che a differenza della Lega/Indipendentisti il M5S lo attua da sempre nel blog di Beppe Grillo, ossia dal 2009, e nel Sistema Operativo 5 Stelle da subito appena entrati in Parlamento, ossia dal 2013.
Altro che "nulla di fatto vent'anni dopo".
E c'è da chiedersi: tutti gli operai, gli artigiani, i commercianti, gli impiegati, i piccoli imprenditori che si dichiarano ferventi sostenitori di Indipendenza Veneta, e che da sempre beffano e fischiano il M5S accusandolo di essere "fuori dalla realtà per la mania di votare in internet"...sanno che voteranno in Indipendenza veneta la stessa identica cosa che hanno deriso fino ad oggi stesso?
Bah. Forse sì. Forse no. O forse neppure gliene frega perchè magari quelle beffe e quei fischi erano solo conformismo ai tanti servizi giornalistici di regime somministrati quotidianamente per giorni, mesi, anni, finalizzati a "discriminare un credo politico diverso".
Sarebbe quindi un conformismo in contrasto con il loro stesso statuto. Un conformismo "inconsapevole" sarà poi riflesso di un voto inconsapevole?

Ma la considerazione più sottile a mio avviso è su quel "grillo per la testa" per l'autodeterminazione dei popoli. Beppe Grillo infatti, fondatore e garante del M5S, ne è assai convinto (leggi E se domani...). C'è un approccio sostanzialmente differente però tra il M5S e l'indipendentismo veneto.
I movimenti indipendentisti hanno come ideale la Repubblica Veneta di "marinara" memoria. Affezionati solo all'idea che quell'istituzione è durata mille anni (700-1700 dopo Cristo, oligarchia autarchica tutt'altro che democratica con mire e confini espansionistici extra-veneti) senza pesare il fatto che è cessata da 300 anni e in 300 anni il Veneto ha impregnato nel suo tessuto sociale, economico, linguistico, culturale, religioso, e razziale, caratteristiche assai diverse da quelle preservate in mille anni.
Ebbene sì dunque. E' finito il tempo delle Repubbliche Marinare. Se il Veneto oggi è quello che è, nel bene e nel male, non è solo grazie ai Veneti, e neppure per colpa dei Veneti. Se i Veneti sono andati in tutto il mondo, anche tutto il mondo si è radicato in Veneto. Anche e soprattutto dopo la fine della Repubblica di Venezia.
Allora se i Veneti oggi si devono autodeterminare come popolo nel proprio territorio, sarebbe meglio lo facessero consapevoli della globalizzazione del 2015, dell'eco-sostenibilità del 2015, dell'integrazione multi-etnica del 2015, della robotizzazione del lavoro del 2015... e non del solito becero e fallimentare "Roma ladrona-Prima il Veneto".



Leggo le parole del candidato presidente Morosin. "In realtà vivo del mio lavoro e, le dirò di più, mi faccio il “mazzo” ogni giorno. D’altronde mi trovi un Veneto che lavora 16 ore su 24. Ce l’abbiamo nel DNA". Mi pare di vedere il filmato propagandistico del Duce a torso nudo che miete il grano negli anni '20.
Anacronistico e patetico. E' finita l'era del socialismo post-industriale.
I Veneti nel 2015 si stanno finalmente rendendo conto che il loro stesso duro lavoro, lungo generazioni, ha massicciamente inquinato l'aria, l'acqua, la terra e il cibo di cui nutrono se stessi e i propri figli, intossicandosi in modo drammaticamente irreversibile.
I Veneti nel 2015 sono stanchi di vedere costruiti nuovi ospedali ogni vent'anni per le sempre più gravi malattie generate dal loro duro lavoro. E vogliono invece garantito uno stile di vita (anche lavorativo) che eviti loro di avere bisogno di un ospedale. Perchè nel 2015 è realmente ottenibile.



I Veneti nel 2015 si stanno anche rendendo conto che la tecnologia in effetti "aumenta la disoccupazione...però fa risparmiare tempo". Allora stanno capendo che è ignobile che la collettività non sfrutti a pieno le tecnologie per far fare alla macchina il lavoro dell'uomo, permettendo ai cittadini di dedicare la maggior parte del proprio tempo alla cura di sè e dei propri cari.
Rivoluzionando anche le strategie di previdenza e le garanzie di reddito. Ossia una progressiva abolizione delle pensioni e a tutti un reddito di cittadinanza non tanto adeguato alla soglia di povertà, ma a un diritto alla "felicità"Concetto modernissimo riciclato da Morosini (vedi foto sopra) forse perchè sentito sponsorizzare da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, e da ogni altro attivista che è "oltre".
"Oltre" le commistioni di giochi di parola che come fine ultimo hanno la giustificazione del profitto finanziario di pochi sulla pelle dei tanti. Sulla pelle dei popoli.
C'è da chiedersi a tal riguardo se il sacrosanto "principio della proprietà privata come espressione della libertà individuale" di Indipendenza Veneta non sia appunto un gioco di parole per difendere il "principio dell'interesse privato come massima espressione del più forte sul più debole".
Perchè nel 2015 invece il più forte quanto il più debole possono benissimo cooperare, in un mondo libero dall'interesse privato della finanza, per ottenere la massima felicità dalla condivisione dei frutti della propria intima, legittima e sacrosanta proprietà privata.


,, Venite tutti! Sarà uno spettacolo straordinario... [...] parleremo del lavoro, parleremo del Reddito di Cittadinanza. Una delle più grandi menti della storia dell'economia, un gesuita che è quello che ha procurato il miracolo della Germania che si chiamava Nell-Breuning, negli anni '50 e '60 era il consigliere di molti ministri, diceva che un terzo del lavoro serve a produrre danni, un terzo del lavoro serve per controllare e riparare i danni e solo un terzo del lavoro è utile. Concentriamoci su quel terzo lì! Poco lavoro, molto tempo a disposizione e Reddito di Cittadinanza. Un mondo nuovo! Un mondo straordinario! Un grande mondo! ,,
Posted by Beppe Grillo on Venerdì 8 maggio 2015



Allora basta. Basta. I Veneti vogliono forse tornare sudditi chinati al profitto finanziario dei "doge" di turno esperti solo di lucro e speculazioni sulle "risorse umane"? No, non lo voglio credere. I Veneti si stanno svegliando. Non è più ammissibile prenderli in giro con giri di parole. Con falsi miti e favole. I Veneti si autodetermineranno come popolo ed è inevitabile che lo facciano , come globalmente lo stanno facendo tutti i popoli e grazie alla "rete", non grazie a una bandiera di un mistificato "più forte leone", che per mille anni ha seminato sangue per rimpinguare le casse di una casta aristocratica geniale forse solo nel gettare le basi del signoraggio bancario in giro per il mondo,

Allora la mia speranza da grillino, per finire, non può che essere questa, come sempre. Che ogni Veneto innanzitutto non manchi di rispetto al sangue versato dai nostri nonni e si rechi a votare (finchè possiamo, visto che questo diritto le nuove caste lo stanno lentamente togliendo ai cittadini a mano a mano che si stanno svegliando, come dimostra la pseudo-riforma del Senato nonchè l'Italicum). Ma soprattutto spero che ogni Veneto sia consapevole del suo voto. Consapevole sulla base della sua Storia. Della sua identità presente. Dei suoi desideri per il futuro. Ma quelli veramente suoi, non quelli inculcati da un'educazione propensa solo a un denaro che lo sta avvelenando e uccidendo. Nel corpo e nello spirito.
Insomma spero che il Veneto inizi in Italia una innovazione geniale dell'autodeterminazione. Contagiosa per tutta la comunità italiana. Spero che i Veneti dimostrino con il prossimo voto regionale la consapevolezza di non essere in Italia da 150 anni. Ma di esserlo da sempre e insieme a tutti gli italiani. #TuttiUniti.




“Se fare fosse facile quanto sapere ciò che è bene fare,  le cappelle sarebbero chiese e le catapecchie dei poveri palazzi principeschi.” Porzia
(da "Il mercante di Venezia", atto I, scena II)
Al Pacino in Il mercante di Venezia, 2004 (regia Michael Radford)