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La differenza tra essere vivi o semplicemente accesi

12 maggio 2017


Può stupire fino a terrorizzare pensare che vent'anni fa un computer batteva l'uomo a scacchi (cosa inevitabile trattandosi di una macchina inventata per il calcolo), ma stupisce solo perché l'informatica è una tecnologia recente. Se si pensa invece che le prime auto ai primi del '900 non superavano la velocità di un cavallo stupisce il contrario, ossia che una macchina non potesse nella sua origine superare la natura.


Questa diversa reazione umana avviene perché a differenza dell'informatica, le applicazioni tecnologiche di meccanica e termodinamica sono da secoli collaudate, e diamo per scontato che un'auto superi un cavallo.
Le generazioni future dunque,  per le stesse ragioni, non saranno stupite dalle cose che oggi ci terrorizzano. Ma soprattutto capiranno che nessuna macchina per quanto sarà collaudata ad essere potente con i calcoli non inventerà mai alcun gioco per divertirsi con essi. Così come nessuna macchina per quanto corra a differenza di un cavallo avrà mai un proprio scopo per farlo.
Ecco la differenza tra essere vivi, o essere semplicemente accesi.


SINGOLARITA' Ma quale?






L'opportunità di un like...



06 aprile 2017

Inghiotte tutti la spasmodica ricerca di consensi virtuali in rete. Dal comune cittadino allo youtuber di successo non dà scampo. Inghiotte tutti e tutto, dalla partita di pallone alla strage di innocenti. Per vedere like e condivisioni si è pronti a dire le frasi più scontate in assoluto, quelle che vanno sempre bene ovunque, semplicemente perché ennesimo riflesso surrogato di una surrogata opinione pubblica collaudata da decenni con i frame giornalistici. Interventi che non solo non aggiungono nulla alla comprensione di un fenomeno, ma lo polverizzano in scontatezza (preludio all'indifferenza).
Allora bene che nella neonata era informatica tutti scoprano la sacra libertà di seminare il proprio pensiero, ma sarà il momento prima o poi anche di chiedersi cosa si sta seminando e su che terreno?
Un rabbino disse "Ho trascorso la mia vita tra i saggi e non ho riscontrato nulla che sia per l'uomo migliore del silenzio". Il silenzio. Ottimo preludio per studiare semi e terreni.












Tramonto televisivo del Mito del Gran Lavoratore

07 marzo 2017

Ed ecco puntualmente ritornare, propinato dal main-stream mediatico, il mito del gran lavoratore. E' importante, in una repubblica come quella italiana fondata sul lavoro, rinforzare nel popolo la convinzione che il fondamento dell'esistenza si basa sul sacrificare per il lavoro l'esistenza stessa.

All'alba del terzo millennio, mentre stanno prendendo eco le voci di una imminente disoccupazione di massa a causa dell'automazione, di economie alternative a quella finanziaria, dell'impellenza di un reddito di base universale, il mito del gran lavoratore che ha accompagnato decenni di boom economico nell'imminente dopo guerra sta emettendo gli ultimi gemiti.




L'inno al lavoro in ora televisiva di punta non a caso è stato proferito dal Gentiloni di turno ricalcando pari pari il Berlusconi di turno degli ultimi vent'anni. Personaggi del secolo scorso ormai tramontati insieme al potere finanziario che rappresentano. Potere che ha portato al collasso il Pianeta e per questo dunque destinato a collassare, inevitabilmente, sia trovandone un'alternativa sia proseguendo dritto sul suo vicolo cieco dell'autodistruzione.

Merita attenzione però l'osservazione sollevata dal blog di Beppe Grillo per voce di Luigi Di Maio. Non è mai stato approfondito e mostrato in prima serata cosa faccia in quelle 12 ore di lavoro Gentiloni, quale sia il contenuto del suo lavoro e quali effetti pratici stia producendo (non si può neppure esser maliziosi che si trattenga come faceva Berlusconi fino a tarda notte... con le nipoti di Mubarak).
Il mito del gran lavoratore poggia proprio su questa ideologia: non importa con il lavoro che compi tutti i giorni quanto stai distruggendo l'ambiente, la tua salute, la tua persona, i tuoi affetti, la tua famiglia, il tuo prossimo. Niente di tutto questo. Dalla tv in prima serata all'ultimo bar di periferia tutto quello che conta è l'ostentazione di un semplice numero: quante ore sacrifichi la tua esistenza sull'altare del lavoro.
Per cosa e per chi, siccome alla tv non lo chiedono, non serve al momento chiederselo neppure al bar.